Ho trovato una cosa positiva della manovra Monti: costringendomi a non ascoltare più la radio come faccio solitamente in macchina o quando cammino, sono tornato ad ascoltare il blues. E per quanto possibile ascoltandolo bene, con le cuffie, che a Milano non fanno tantissimo, ma è meglio che niente. E poi a letto anche, sempre con le cuffie. E se ascolti il blues ti tocca pensare, e siccome sono single tasked se penso al blues non ci sta anche Monti. Forte, il blues. L’unico problema è che camminando per strada a Milano, il volume va tenuto al massimo, e non sento mica tanto i rumori che aiutano a restare in vita nella giungla cittadina, tipo lo scooter che giustamente non riusciva a superarmi sul marciapiedi e mi ha preso nel braccio. E siccome a volte canticchio quello che sento, ma non so a che volume lo faccio, guardo le facce di quelli che incontro per capire se si stanno chiedendo “machecazzocantaquesto?”. E sto anche attento a vedere se quelli che supero a piedi si girano quando arrivo, chiedendosi “machicazzocantalidietro?”. Ma tanto per strada c’è rumore e ognuno pensa ai cazzi suoi. La sorpresa di stasera l’ho avuta raggiunta la mia macchina parcheggiata per strada. Non era una riga nuova gentilmente donatami da qualche parcheggio-leso, anche se in effetti forse una c’è ma io non l’ho vista. La novità è il biglietto sotto il parabrezza. Cambiano i biglietti, coi tempi. La mia prima macchina aveva 20 anni il giorno che l’ho guidata la prima volta. Quando la riprendevo al posteggio, cadesse il mondo c’era il biglietto di una società, sempre diversa, che erogava prestiti personali. Gli interessi erano da strozzini e come esempio di quello che ci potevi fare col milione (di Lire) erano tipo “avrai una nuova vasca da bagno!”, oppure “basta con la dentiera che balla!”. Col tempo sono cambiate le automobili e le zone dove le parcheggiavo. Inoltre a Milano non si trovano facilmente dei fossi, ed i biglietti finiscono nei cestini della spazzatura a pacchi. Anche in questo caso la differenziata non viene implementata nel miglior modo. I volantini sono cambiati e, oltretutto, sono diventati dei flyer, che alla fine solo a trovarne uno sulla macchina ti senti importante già dal nome. Sono cambiati gli oggetti proposti, la grafica e le tecniche di stampa. Li guardo e mi ricordo quelli che piovevano dal cielo, quando ero bambino. C’era sempre quello di una lavanderia e quelli delle “svenditechiudotutto”. Li mollavano dagli areoplanini, forse gli stessi che d’estate tiravano la pubblicità del gelato sopra le spiagge. Ai tempi mi affascinavano parecchio, oggi penso solo a una scarsa efficacia nella comunicazione e gli intrepidi avieri del volantino diventano poveretti con la passione del volo che rimediano il modo di fare ore riducendo i costi. Ma sto divagando, torniamo ai contenuti dei flyer. Sono spariti i volantini in Lire e sono arrivati quelli in Euro, le finanziarie fai da te sono diminuite e si sono moltiplicati i negozi di abbigliamento. Immancabili sono rimasti gli “svendotuttocambiogestione”, ed ho notato una spiccata tendenza geolocale: quelli che svuotano le cantine in zona, idraulici, tende, nuovi negozi che aprono. La versione tergicristallo oriented di google maps. I numeri di telefono sono diventati tutti cellulari, ma di email pochine. Viene da pensare a qualcuno con qualche anno sulle spalle che non sapendo come tirare a campare prova questa “nuova” forma di [guerrilla/viral/social/povero-martir]marketing. Anche la dimensione dei biglietti è drasticamente diminuita. Gli intrepidi volatori bombardavano la padania con fogli A4, poi siamo passati agli A5 sotto il tergi, adesso la fotocopia B/N A4 viene suddivisa in tanti biglietti della dimensione “da visita” o “credit card”, che è circa uguale e fa più figo. Non so se funzioni questo metodo, ma per me mica tanto. In particolare, perseguendo il nobile intendo di migliorare la visibilità, quindi il ritorno, siamo passati attraverso diversi posizionamenti del volantino:
Poi ci sono quelli con i più soldi che buone idee, i vari “vendocasa”. Normalmente stampano non dei flyer ma dei fascicoletti che una volta se ne stavano buoni fuori dalle agenzie, nel loro bell’espositore, in attesa che qualcuno interessato ne prendesse una copia. Oggi, complice forse il mercato un po’ fiacco, questi fascicoletti hanno messo le gambe e si vanno a sdraiare sui veicoli in sosta. Magari a sera vorrebbero tornarsene in agenzia, ma finisce sempre che restano in giro. Non ho mai visto le loro gambe, ma spezzerei quelle di chi li distribuisce senza guardare prima il meteo: quando piove certe cose diventano davvero fastidiose. E poi, chi mai viene fulminato dall’idea di comprare una casa nuova vedendo un volantino? I tempi sono cambiati del tutto con i centri massaggi cinesi. Non so se sono cinesi i massaggi o i centri, ma forse per la disponibilità di manodopera a basso costo, se ne apre uno nel raggio di 5 km (che a Milano fa un’ora di macchina, ricordiamocelo) non c’è un solo veicolo che si salvi. Solo le bombe ai neutroni colpiscono in maniera così capillare senza che se ne abbia una percezione immediata. Per un paio d’anni, il mio parabrezza (vanno sul classico) è stato tempestato, spesso diverse volte dagli stessi, di volantini tipicamente rosa che pubblicizzano “negozi” dai nomi improbabili, dalla “Primavera del guerriero” all’”Organo del cielo”, che fa della velata allusione il segno distintivo, fino ad arrivare ad improbabili mix di mono e bisillabi che, ci scommetterei dei soldi, se hanno un significato è più vicino a “scemochilegge” che altro. Visto che i cinesi ci stanno conquistando in tutto, mi rifiuto di credere che diano davvero nomi del genere ai loro negozi. Forse pensano che questo è il modo in cui noi vorremmo vederli, l’equivalente “pollofunghibambu” del pizza e mandolino per gli italiani. Se non fosse così, allora abbiamo ancora qualche speranza. Poi non so cosa sia successo, forse il mercato si è veramente saturato oppure la gente non ha più soldi per “pompaggi” muscolari di varia specie. Fatto sta che dalla mia macchina sono spariti i volantini rosa. A ricordarmeli c’era solo la lampada cinese, presa al ristorante cinese, con i punti cena cinesi, con appesi tutti i bigliettini che tenevo in ufficio. Durante un trasloco sono andati persi quasi tutti ed al loro posto c’è un disco orario da camion con le firme dei giocatori dell’Inter. Ma questa è un’altra storia. Mi mancano i volantini dei centri massaggi, davano colore alla mia macchina grigia in una città grigia e per un momento mi facevano sorridere. Anche se non è da sottovalutare l’aggressivo tentativo di spodestare Facebook e basato sulla comunicazione carta+macchina+volantino che mi propone di “Conoscere donne russe” . Volevo iscrivermi, ma poi ha vinto la pigrizia e se ogni volta che devi postare tocca stampare pacchi di biglietti e metterli in giro per strada, rischi che qualcuno ti veda. E addio profilo da 22 palestratoocchiazzurri professione skipper/manager che fa l’arrotino solo per recuperare il contatto con la gente. Adesso sono tornate le finanziarie. La razza più comune propone di accorpare tutte le rate che ti sei raccattato finanziando qualsiasi cosa, dalla televisione alla macchina, dal telefonino alle vacanze, in un'unica rata. Ma dico io, chi mai si vuol rendere conto della merda in cui è finito? Un unico grosso numero che supera quello piccolo piccolo della busta paga? Rivoglio i miei vecchi volantini, quelli lanciati dall’aeroplano e quelli della vasca da bagno, con un tocco di modernità da “Hu won zai tun crash bum bang Le campanelle nel cielo di amore”. |