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La linea esse


Sono salito sul treno. Nello specifico si chiama passante ferroviario e mi risparmia un sacco di pena, a patto che si riesca a comprare il biglietto. Ma questa è un’altra storia.

Questo funziona come la metro o i bus e lo usano parecchio i pendolari, e stamattina li guardavo. Hai presente The Wall, il film? C'è il nastro che trasporta gli studenti, tutti in fila, verso il tritacarne. Tutti con la stessa faccia, tutti inebetiti.

E poi hai presente Matrix? Tutti gli umani col tubo attaccato.

Ecco, i mezzi sono così. C'è su un sacco di gente, più di quella che dovrebbe (alla faccia “del prendete i mezzi”), e sono tutti uguali.

Hanno l'aria tra il disperato ed il rassegnato e, immancabile, un cavetto bianco che esce dalle orecchie e li connette alla macchina che li tiene in vita: il lettore mp3.

Niente sorriso, niente dita che battono il tempo, niente testa che va di qua e di là.

I casi sono 2: il primo è che in fondo alle cuffie il lettore non ci sia o sia spento. Dai milanesi me lo aspetto, la versione duemilaundici del carisma e sintomatico mistero...

L'altro caso forse è peggiore. Il player c'è, è acceso, ma ascoltano musica di merda. Capisco che qualcuno possa non ascoltare il blues (possa il mostro spaghetti volante perdonarlo), ma se la musica la ascolti ed è roba buona un po' devi muoverti. È scientifico. E poi un pochino la faccia allegra la devi fare.

Invece niente, musi che nemmeno si fossero lavati la faccia col botox, e completa paralisi muscolare.

Anche io ho cominciato a ascoltare la musica mentre cammino o vado coi mezzi, ma come medicina e tutto sommato funziona: il problema è tecnico. Esco da un luogo dove la gente si parla allo scopo di comunicare, quindi a volume normale e quando arrivo in strada devo fare subito volumepiù-volumepiù per arrivare a sovrastare le macchine che passano. Poi arriva 14, il tram, che oltre all’aspetto vintage ha anche il suono dei primi jet, e allora volumepiù-volumepiù. Poi arrivo nella piazza ad arco, quattro corsie, due controviali, due binari e una selva di vie che ci entrano. Poco da fare, volumepiù-volumepiù. Passata la piazza, che se fossi frogger avrei fatto il record, potrei azzardare un volumemeno ma a duecento metri c’è un altro mostro, di quelli che se li passi finisci lo schema: piazza, doppia corsia che arriva dall’autostrada, semaforo, Ospedale con ambulanze e cavalcavia che prova a sorpassarla, generando due code nello stesso spazio piano, una coda 3D con elevazione.

Sarebbe facile provare volumepiù-volumepiù ma arrivato qui so che non sono in fondo, non ne ho più da cliccare. Froggero dall’altra parte immaginandomi come deve essere fatta la faccia di quello che ha sincronizzato i semafori, faccio 50 metri e sono dietro i doppi vetri del palazzo. Mi specchio e non ho la faccia da The Wall. Bene.

Adesso non urlo più buongiorno alle guardie mentre espongo il badge, ho imparato (quelli hanno il berettone al fianco). Mi affretto a fare volumemeno-volumemeno-volumemeno-volumemeno-volumemeno-volumemeno e ogni volta penso: “ma quanto accidenti era alto il volume?”. In condizioni normali non riesco a mettermi le cuffie, attaccare Jailhouse Rock e alzare al massimo. Con le strade di Milano alle spalle si. Ci manca per colpa sua non riesca più ad ascoltare la musica e resti sordo.

Come fanno quelli che ascoltano il metallo così alto che lo sento anche se pure io ho su le cuffie? “Questa mattina, quando mi sono svegliato, ho udito uno strano rumore. Era lo scampanellio di anime perse, che non vedranno mai la luce perché è troppo tardi”. Ecco, quello li è lo scampanellìo, l’anima come il mio udito è già persa.